Il contesto
Arequipa è la seconda città del Perù con circa 800.000 abitanti. Ha una storia molto famosa per eventi politici e militari succedutisi nel tempo e, i suoi abitanti si considerano una parte eletta del Paese tanto per il livello culturale che per quello economico. Purtroppo in questi ultimi 40 anni la città è andata sviluppandosi nelle periferie, a causa di un flusso migratorio delle popolazioni provenienti dalla Sierra centro-meridionale (Puno, Celiaca) e dalle zone interne montagnose. Gente in cerca di un lavoro e di un maggior benessere. Questo fenomeno ha portato il sorgere di barrios , che sta a significare precarietà di abitazioni e servizi sanitari, etc. La maggior parte della popolazione non vede soddisfatte le necessità di base.
Di fronte a questa situazione, che per certi aspetti rispecchia quella generale del Paese, anche le istituzioni assistenziali caritative della Chiesa hanno collaborato per migliorare queste fasce di povertà che sono andate formandosi durante il periodi del terrorismo nella Sierra centro meridionale. Molte famiglie si sono trasferite per motivi di sicurezza nella città, aumentando la necessità di interventi di base.
Il progetto
Circa 30 anni fa i Padri di Merinol hanno aperto, in nome della Curia Arcivescovile, una casa per offrire una cena, una colazione e l’ alloggio notturno periodico a lavoratori precari, agli scaricatori del mercato centrale. Persone che non avevano dove andare. Inizialmente venivano ospitate mediamente 50 persone che durante il giorno uscivano in cerca di lavoro. Età minima 38 anni, massima 78 anni. Alcuni sono malati di cancro che devono seguire un programma di chemioterapia all’ospedale di Arequipa, abitando ad ore di viaggio dalla città, vengono ospitati a La Posada per il periodo di cura.
Circa 20 anni fa i Padri di Merinol affidarono la direzione e la gestione de La Posada (proprietà della Curia) ai Camilliani. Primo direttore fu p. Ramponi al quale, nel tempo, sono succeduti altri religiosi. Naturalmente tutte le spese di gestione sono a carico dei Camilliani, anche se negli anni scorsi hanno alcune istituzioni nazionali (Lions Club e Caritas), che oggi si sono quasi completamenti ritirati salvo PRONA che a volte fornisce alimenti, ma non sufficienti.
In questi ultimi anni, oltre all’alloggio e al cibo si fornisce anche assistenza sanitaria e in caso di morte l’assunzione delle spese del funerale.
I vari direttori hanno poco a poco migliorato l’ambiente con aiuti esterni, tuttavia rimangono migliorie da farsi per rendere più accogliente l’Albergue con aiuti dall’estero.
Negli anni passati si era tentato la creazione di laboratori artigianali dei quali rimane solamente la falegnameria, per avere qualche entrata. I beneficiati normalmente non hanno la possibilità di contribuire, per cui le spese sono quasi tutte a carico dei camilliani.
La cena consiste in: minestrone o riso, patate, pesce, e la colazione invece: pane, burro, tea, uovo e olive.